Dall’incontro con il fondatore di Robe di Kappa nel 1973 alla collaborazione con l’agenzia Armando Testa. L’organizzatore di Kappa FuturFestival racconta e ricorda la sua collezione di foto per l’evento techno
«Sono grato dell’amicizia e della stima che Oliviero Toscani ha offerto a me, al mio team e al Parco Dora. La nostra collaborazione è nata dalla curiosità e dal coraggio che ha sempre nutrito nella vita e che negli ultimi anni ha rivolto anche al Kappa FuturFestival». Maurizio “Juni” Vitale dà il suo addio a Oliviero Toscani. Ieri mattina il fotografo che ha unito genio e provocazione se n`è andato all’età di 82 anni dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute. Un saluto che racchiude quello di una città intera con cui Toscani ha avuto un rapporto intenso.
Dall’incontro con Maurizio Vitale Cesa, fondatore di Robe di Kappa, di cui nel 1973 firma le iconiche pubblicità dei jeans Jesus alle collaborazioni con l’agenzia Armando Testa. Di quest’ultime ancora è impressa quella della Diners Club International: il testimonial è il bomber Christian Vieri semi nudo e il cartellino da 90 miliardi esposto in vetrina come un oggetto di lusso. Lo slogan recita “Nessun limite di spesa prefissato”.
Ma Toscani ha anche punzecchiato qualche pubblicità firmata dal gruppo torinese. Una su tutte “Open to Meraviglia”, campagna per la promozione dell’Italia con la Venere di Botticelli come influencer.
«Banale e volgare, uno specchio dell’Italia del bunga bunga», il giudizio tagliente del fotografo. Ma c’è altro. Il Kappa FuturFestival, tempio della musica techno animato dal figlio di Vitale, ha poi voluto omaggiare i suoi scatti di “Razza umana”. E ne ha riportati altri ancora del popolo che anima Parco Dora. «Oggi si chiude un capitolo importante della storia sentimentale e imprenditoriale che lega la mia famiglia a Oliviero – dice Vitale e se ne apre uno nuovo da coltivare insieme alle sue adorate figlie, Lola e Alì». Alì che collabora proprio con la kermesse torinese.
Un aneddoto? «Toscani mi citava papà che si indirizzava a lui dicendogli “Ma sei picio?” tutte le volte che lanciava idee provocatorie», ricorda Vitale. Anche il fotografo torinese Paolo Ranzani ha deciso di dedicare un ricordo a Toscani. Con un post su Facebook che lo ritrae nella serie “De_construction”, Ranzani ne parla come «uno degli uomini più liberi che abbia mai conosciuto». Poi spazio alla memoria: «Che bellezza indimenticabile le colazioni con te, quante cose ho imparato, non solo della fotografia, ma di come gira il mondo». Cordoglio anche del Politecnico, che da maggio ha avviato un progetto di conservazione e digitalizzazione dell’archivio di Toscani: 500 mila negativi, 210 mila diapositive, 200 mila positivi e 100 mila tra stampe, manifesti e copertine che diventeranno immortali.
Di Giovanni Turi