NSS Magazine – Perchè il Kappa FuturFestival è più di un semplice festival

By Giugno 29, 2022Press

l ritorno del KFF raccontato dal suo CEO Maurizio Vitale

Settanta artisti da tutto il mondo per 36 ore di musica, anche per questa edizione il Kappa FuturFestival non delude le aspettative grazie anche a una line-up che vede anche Fout Tet, Peggy Gou, Michael Bibi, Carl Cox e Diplo. «Vogliamo ricreare quella straordinaria magia interrotta nel 2020 e consolidare il posizionamento del Festival» ci ha detto Maurizio Vitale, CEO del FuturFestival nel parlarci della nuova edizione che arriva, inevitabilmente, dopo un lungo periodo di pausa imposto dalla pandemia. Anche per questo il ritorno avverrà con una formula inedita, passando dalle canoniche due giornate a tre, dal 1 al 3 luglio, trovando sempre casa in una delle location più affascinando d’Italia: il Parco Dora, un’enorme area postindustriale capace di incantare pubblico e djs da tutto il mondo. Un lavoro che è valso al KFF una menzione tra i 50 festival imperdibili nel libro “FESTIVALS”, un risultato ottenibile anche per la capacità di saper andare oltre la musica, trasformando il KFF in un media in grado di comunicare messaggi universali, come successo in questa edizione con Oliviero Toscani.

«È un eccezionale osservatore del nostro tempo» ci ha spiegato Vitale. «Considera l’audience di KFF rappresentativa della Razza Umana/Human Race che lui con passione e ammirazione ritrae da decenni in tutto il pianeta» ha aggiunto il CEO facendo riferimento alla campagna scattata da Toscani per questa nona edizione del festival in cui il nome “Human Race” acquista un valore ancora più importante grazie alla sensibilità del KFF verso la promozione del territorio, l’innovazione tecnologica e dello sguardo attento all’ambiente. «La nostra attenzione quest’anno si focalizza su due direttrici: la collaborazione con “Fondazione Specchio dei Tempi” a sostegno delle vittime di guerra in Ucraina e il supporto all’Associazione “Help Olly” impegnata nella ricerca scientifica sulla paraparesi-spastica, una malattia genetica rara che ha colpito la piccola Olivia» ha raccontato Vitale parlando dei nuovi impegni filantropici del Festival che punta, da qui alle prossime edizioni, a qualificarsi come impresa culturale capace di spingere verso la riqualificazione urbana, promuovendo il territorio in un rapporto simbiotico con il paesaggio lo ospita ormai da tempo diventando, per parole del suo stesso CEO, «un generatore di economia».

Un percorso che dovrà passare inevitabilmente per lo stato dei festival italiani rispetto a quelli stranieri in cui, secondo Vitale, continua a pesare l’assenza di istituzionalizzazione di cui soffrono le “imprese culturali – Club & Festival”. Ma nonostante la distanza che ancora sembra separarci dagli esempi stranieri, il modello del Kappa FuturFestival rimane probabilmente tra i più virtuosi tra tutti quelli visti in Italia, capace di unire la musica alla consapevolezza del mondo esterno così come ogni festival dovrebbe saper fare al giorno d’oggi.