Mashable Italia – Il Kappa FuturFestival dimostra il successo della musica elettronica made in Italy

By Luglio 8, 2022Press

Più di 85mila persone arrivati a Torino per la maratona techno, 4 su 10 provenienti dall’estero. Maurizio Vitale, creatore del festival: “Location speciale, digitalizzazione e benefici per la città è la nostra ricetta”

Trentasei ore di musica, 91 deejay a far ballare più di 85 mila appassionati che hanno varcato i cancelli del Parco Dora durante lo scorso fine settimana. Sono alcuni dei numeri che spiegano il successo del Kappa FuturFestival, l’evento che da nove anni a inizio luglio richiama a Torino gente da ogni parte del mondo: 105 sono state le nazioni presenti quest’anno (dal 1 al 3 luglio) per godersi la maratona techno, con amanti del genere arrivati pure da Yemen, Corea del Sud e Sao Tome.

La grande attesa per il ritorno dopo due anni di stop forzato ha segnato una svolta nell’organizzazione dell’appuntamento, spalmato per la prima volta su tre giorni. “Una scelta azzeccata che manterremo anche in futuro insieme a Parco Dora, che è e resterà la nostra casa”, ha detto Maurizio ‘Juni’ Vitale, creatore e numero uno del Kappa. E pensare che il via non è arrivato sotto una buona stella, perché l’acquazzone che si è abbattuto sull’area il giorno prima della partenza ha creato problemi ai palchi e costretto attrezzisti e tecnici a un lavoro supplementare per ospitare l’indomani decine di migliaia di amanti della musica elettronica (biglietti da 139 euro per tutto il fine settimana e da 58 a 84 euro per l’ingresso giornaliero).

Le regine del palco

Quattro sono stati i palchi, con lo Jäger Stage, il principale che svetta per la caratteristica cornice triangolare illuminata dai led (220 metri quadrati il totale utilizzato sui 4 palchi), il Futur Stage che è il covo della techno più spinta, il Latz Stage, terreno fertile per un sound più eclettico e così nominato in omaggio all’architetto che ha curato la riqualificazione di Parco Dora, e il Dora Stage, dove in tre giorni si sono alternati diversi sottogeneri di musica house e techno. Quest’ultimo è stato il regno delle artiste, a partire da Turkana, nome d’arte di Anita Kevin, dj e produttrice nata nel 1997 in Sud Sudan e cresciuta in un campo profughi a Kakuma, nella regione kenyana del Turkana, appunto. Alla contaminazione tra techno e sound africano sono seguiti il giorno dopo i set di 4Mina e Chloé Caillet, che insieme a Derrick Carter hanno preparato il campo alle due performance più attese: Honey Dijon e The Blessed Madonna.

Paladina dei diritti LGBTQ+ e fervida sostenitrice dell’uguaglianza civile, Dijon ha regalato un set di grande ritmo oscillando tra musica house e fiammate più dure dosando con sapienza gli effetti della console, con un mix che ha entusiasmato il pubblico. Diventata dj per passione e necessità, Honey Dijon ha trovato nella musica e nella moda (ha creato la sua linea personale Honey Fucking Dijon) un percorso di riscatto sociale dopo un’infanzia difficile – in cui il suo sentirsi diversa rispetto al genere prestabilito l’ha portata a subire atti di bullismo e altre discriminazioni. Oggi è un punto di riferimento per le comunità queer/transgender e collabora con icone come Madonna e Lady Gaga.

Scatenata e sorridente, Blessed Madonna ha invece alzato i ritmi e richiamato sul piccolo palco tanta folla e pure i grandi capi del Kappa FuturFestival. Bastano le sue parole per capire come sia andata: “Si può valutare un evento in base alla quantità di sudore sulle mie scarpe da ginnastica a fine set. Allora stasera è stato da 10 e lode. Grazie Italia, mi hai dato gioia e piedi stanchi!”.

Parlando invece di techno, oltre la convincente Syreeta, la pioniera Monika Kruse, le intriganti Paula Tale e l’elegante Sonja Moonear, ci sono state altre due regine molto attese. In un insolito set di primo pomeriggio, Amelie Lens ha infuocato il Futur Stag. Presenza fissa dal 2018, Lens attendeva con impazienza il festival torinese, preludio al matrimonio con il fidanzato e collega Farrago, in scena prima di lei per poi raggiungere insieme in elicottero San Gimignano, luogo scelto dalla coppia per le nozze.

Nella serata di venerdì, sul mainstage è stata Peggy Gou a chiudere la giornata con un set serrato che ha fatto saltare il pubblico per 90 minuti buoni, mentre la folla ha sperato fino all’ultimo in una proroga per bucare il rigidissimo protocollo orario (via alle 12 e fine alle 24, con cambi di palco che ogni volta hanno spaccato il minuto). Ad ogni modo, una chiusura col botto grazie alla dj e producer sudcoreana.

In console tra tante certezze e qualche perplessità

La tre giorni di musica e divertimento non è immune da spine, che riguardano anche le alte richieste dei dj, che con un calendario post pandemia fin troppo fitto di eventi dettano le proprie condizioni, contribuendo a far schizzare le spese dei festival: “Il Kappa FuturFestival 2022 è costato poco più di 5 milioni di euro, con quasi 1.200 persone, forze dell’ordine escluse, che hanno permesso una buona riuscita”, dichiara Maurizio Vitale, che aggira le polemiche sul tema rifugiandosi dietro “la legge di mercato che regola domanda e offerta degli artisti”.

Anche dietro la console non tutto ha convinto al Kappa. Ha lasciato perplessi la performance di Diplo, più efficace per la pubblicità garantita via social che non per le vibrazioni (mancate) per un set un po’ fuori contesto.

Dall’altro lato, invece, ancora una volta eccellente si è rivelato Carl Cox, uno che da solo richiama folle oceaniche e regala set da gustarsi dall’inizio alla fine (giustificando il cachet). Citazione di merito pure per Solomun, altro veterano che salito sul Jãger Stage dopo Diplo ha fatto sobbalzare i clubber (i loro boati si sentivano a centinaia di metri di distanza). Promosso anche l’abbinamento tra la techno di Carl Craig, uno dei padri del genere nato a Detroit, e il jazz di Jon Dixon, protagonista di azzeccate improvvisazioni con il suo pianoforte. Chiudendo il cerchio dei grandi maestri della musica elettronica, ha brillato ancora la stella di Danny Tenaglia, uno che in Italia non si vede spesso e che si conferma un abile maestro di cerimonie, capace di adeguare la proposta musicale all’atmosfera che si trova di fronte.

Offrire una tre giorni con tanti mostri sacri della console non è un gioco e, oltre ai costi, anche a livello tecnico richiede notevoli sforzi organizzativi, complicati quest’anno dalla carenza di chip e dai ritardi legati alla strategia zero-Covid della Cina, che hanno colpito tutte le aziende del settore. “L’intero comparto ha preso coscienza di essere un mercato di nicchia rispetto a smartphone e automobili, che vengono venduti in volumi molto più alti rispetto ai prodotti per il Djing e sono perciò i clienti preferiti dei fornitori”, spiega da Luca Desina, country manager Pioneer Dj Italia, Balcani e Malta.

Ad aggravare la mancanza di materie prime sono state, inoltre, le conseguenze di un incendio che nell’ottobre 2020 ha distrutto uno stabilimento giapponese di Asahi Kasei Microdevices, rallentando la consegna di prodotti di alta gamma e impattando di riflesso anche sulla stessa kermesse torinese. Per soddisfare le esigenze degli artisti, infatti, la filiale italiana di Pioneer Dj ha dovuto coinvolgere tre diversi partner per fornire 10 mixer club standard DJM-900nx2, altrettanti giradischi professionali PLX-1000, 40 lettori multiplayer CDJ-3000 e 10 mixer a sei canali DJM-V10

Non solo musica a Torino

Kappa FuturFestival è celebre come rassegna musicale ma è pure un punto d’incontro per le arti digitali. Può capitare così di individuare tra la folla Oliviero Toscani, l’autore di Razza Umana, progetto nato dall’interesse del fotografo verso le espressioni fisiche, somatiche, sociali e culturali del pubblico che partecipa alla manifestazione. In linea con i tempi, inoltre, il festival si è aperto per la prima volta agli NFT, con una piccola area espositiva piazzata nella Vip lounge e le immagini che torreggiavano sui vari totem nei punti di passaggio tra i palchi.

Costoso e complicato da pianificare al meglio, la bilancia del Kappa FuturFestival pende dalla parte del successo, rintracciabile nella gioia dei ragazzi (non solo giovani, perché chi ha abbracciato la techno negli anni Ottanta continua a seguire l’evoluzione del genere), nella costante crescita di affluenza e nel desiderio di molti artisti di fama mondiale di essere inseriti nella line up torinese.

La dimostrazione più evidente del salto di qualità della manifestazione sta tuttavia in altri due aspetti: la presenza del pubblico straniero vicino al 40% del totale e le richieste d’interesse e gli investimenti messi sul tavolo da imprenditori esteri per portare il KFF in Qatar e Sudafrica. “Il sogno è essere il festival dei prossimi Mondiali di calcio, anche se i qatarioti fanno tutto all’ultimo e il tempo è poco”, confida Vitale. A patto di “trovare una location straordinaria e portare il nostro sistema di produzione e gestione, altrimenti si rischia l’effetto boomerang”.

Di Alessio Caprodossi