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d la Repubblica – L’idolo delle folle

By Giugno 16, 2026Press

La dj belga fa ballare milioni di persone: “Ho un pensiero fisso, scegliere la musica che sia perfetta proprio per quel pubblico, per quel luogo e in quel momento. Perché tecno ed elettronica sono condivisione”

Amelie Lens è ossessionata dalle folle. Ci tiene che la sua musica le unisca, a entrare nella testa e nelle gambe di ognuno, per lei è come una missione. Che compie con la sua console. «Ho un pensiero fisso:
scegliere una tracklist che sia perfetta per quel pubblico, in quel luogo e in quel momento. Per questo mi studio prima i gusti locali, cosa ascoltano le persone in quel determinato Paese, cosa c è nelle loro classifiche… I miei pezzi devono essere in sintonia». Avrà un bel daffare con le sue ricerche di mercato questa incantevole belga dagli occhi azzurri e una potenza schiacciante nel mondo dell elettronica. Perché il magico mondo di Amelie è un impero da milioni di dollari e di persone, visto che ogni anno con lei ballano letteralmente dai 3 ai 6 milioni di appassionati (cifra approssimativa per difetto, considerando le affluenze registrate in soli venti festival, i più importanti). Appuntamenti come il dj-set con cui, lo scorso aprile, la collega Charlotte de Witte ha riempito Genova: sono anni che la musica elettronica è uscita dalla nicchia un po sospetta (“chissà quanti acidi e pasticche…”) dei rave anni 90 per stare tra la gente e aggregarla. In quantità industriali. A Tomorrowland, nel parco di Boom in Belgio, ci vanno ogni anno in più di 400mila, al secondo posto pari merito ci sono Awakenings, Sónar e il torinese Kappa FuturFestival (tutti tra le 100 e le 120mila presenze).
Amelie Lens c è sempre. Non solo. Il suo contributo alle lineup è anche quello di dare qualcosa che alla tecno mancava: sorrisi, entusiasmo, empatia. Ingredienti distintivi di cui lei è generosissima sul palco, e anche con noi su Zoom nonostante siano le 10 di mattina e siano passate davvero poche ore da quando ha smontato le attrezzature dal palco del Warehouse 2.0. «C era un caldo, ma un caldo… tipo 34 gradi», sorride facendosi aria con le mani sottili che sulla console diventano mille strumenti. Dalla sua stanza d hotel a Nantes appare freschissima e bellissima nonostante le nottate, gli shooting, la gestione familiare – il marito è il dj e produttore Sam Deliaert, in arte Farrago, da cui due anni fa ha avuto una bambina che, tendenzialmente, porta sempre con sé.
«Tutti mi dicono che stanno arrivando i terrible two… Ma lei per ora è un angelo!». E pare totalmente,
La dj belga fa ballare milioni di persone: «Ho un pensiero fisso, scegliere la musica che sia perfetta proprio per quel pubblico, per quel luogo e in quel momento. Perché tecno ed elettronica sono condivisione»
A sinistra, il Kappa FuturFestival al Parco Dora di Torino, quest anno dal 3 al 5 luglio. In apertura, due ritratti della dj Amelie Lens.
luminosamente sincera. Felice anche perché ha terminato un progetto che è come un secondo figlio: il suo primo vero album, che si intitola Aura. «Ci ho messo tempo e tutta me stessa. Era dal lockdown che il mio manager mi spronava… Ma allora non ero pronta. Facevo già tanto pane!», ride. Forse la maternità le ha dato una spinta. Ma come progetto era prevedibile, perché Amelie è una macchina da tecnoguerra, le sue serate Exhale sono più di un format: sono diventate un brand personale in cui molte ragazze oggi trovano un esempio e un modello femminile («Sì, in effetti è ancora un settore dominato dagli uomini», conferma).
Come l amica de Witte (con cui ha condiviso palchi e collaborazioni) e altre regine della console – da Peggy Gou a Sara Landry, fino all italiana di Scampia Deborah De Luca – il successo di pubblico di Lens è la dimostrazione di quanto poco show off di sé voglia dare l altra metà di questo settore. Ma non sarebbe quasi naturale sfruttare il proprio aspetto per avere più successo? «La musica viene prima di ogni cosa, chiunque faccia questo lavoro deve sparire e fare un passo indietro». Ha fatto la modella, ma non è rilevante. Niente effetti speciali, la sua divisa ai concerti rispecchia un immagine minimalista che, dal punto
di vista scenografico, è inversamente proporzionale alla quantità di persone che smuove. Per prendersi spazio il genere non richiede involucri sexy. «Sempre più gente si sta avvicinando a questa musica», spiega Amelie attaccandosi a una mezza di naturale. «È uscita dai club di Berlino, non è più soltanto un genere, ma una vera e propria cultura della condivisione e della connessione. Ci fa sentire più uniti e meno soli». Qualche giorno fa era in fila alla cassa di un supermercato e «ci sono rimasta malissimo vedendo una ragazzina incollata al telefonino che ascoltava su TikTok la stessa musica in filodiffusione. Vedo molto isolamento intorno a me».
Persa la mamma quando era piccola, Amelie forse colma quell assenza con l enorme community che si è creata. E se ne prende cura. «Diciamo che voglio farli stare meglio. Come mi sono sentita io quando, a 15 anni, entrando in un club per un dj-set, ho capito quello che avrei fatto nella vita». Crescendo in Belgio, non era un idea particolarmente stravagante. «Da noi ci sono un sacco di eventi, party universitari… Mi sembrava naturale utilizzare questi suoni per creare connessioni. La tecno per me è appartenenza, condivisione, quasi una forma di meditazione». Di massa, «ma non di massa», perché lei capirebbe anche a occhi chiusi il tipo e la nazionalità della folla cha ha davanti. «Cambia in ogni Paese. Capto sempre un energia che è simile, eppure anche diversa. È in questo che trovo grande ispirazione». Avrà pure le sue folle preferite… «Fatico a trovare una vera connessione in Spagna. Non si direbbe mai, vero?».
Andrà meglio con gli italiani, al Kappa FuturFestival di Torino ci torna quest anno per la quinta volta. «Ah, con voi c è un feeling incredibile. Poi in Italia mi sono anche sposata». Tre anni fa. «In un bellissimo castello, in Toscana». Un party di nozze part-time. «Eh, sono volata via in elicottero, ma tanto c era mio marito con gli invitati». Il richiamo era troppo forte: «Dovevo salire sul palco del Kappa». Anche quella volta avrà preparato una delle sue super scalette.

Autore: CARLOTTA MAGNANINI