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Esquire – Qui una volta c’era la FIAT, e ora c’è la Swedish House Mafia

By Luglio 27, 2023Senza categoria

Siamo stati venerdì al Kappa FuturFestival di Torino, al Parco Dora, l’unica data estiva italiana del trio.

Penso che certi festival di musica elettronica siano come gli all you can eat. Hai una varietà enorme di dj (o piatti) ma pure dei limiti di tempo ed energia (o capienza dello stomaco). Venerdì ero al Kappa FuturFestival di Torino, una tre giorni stupenda, con una lineup estremamente ricca – i.e. Mochakk e Shermanology venerdì, Fatboy Slim e Diplo (col padrone di casa Enrico Sangiuliano) il sabato, gli italianissimi Tale of Us (nati a New York e Toronto, ma incontratisi a Milano) e Carl Cox la domenica – ma io ero principalmente esaltato dalla Swedish House Mafia, che aveva promesso un “exclusive set” appositamente per il KFF, dalle 18.30 allo Jäger Stage. Ero lì da prima delle 17. Kilimanjaro ha tenuto bene il palco e prima della portata principale, la SHM, alle 17 mi sarebbe stato servito un antipasto di un’ora e mezza, i Major Lazer in B2B coi Major League. Set senza infamia e senza lode, il loro, comprensivo di Bella Ciao. Da premiare comunque l’aver portato Dakota (Fast Car) e Rihanna (We Found Love) a un festival techno. E sì, c’erano sia Watch Out For This che Lean On, il loro principale successo. Ma quanto vale una scorpacciata, prima del piatto forte che attendi?

Il Kappa FuturFestival ha compiuto dieci anni ed è cresciuto un sacco. Era nato nel 2009, l’anno prima della nomina di Torino a Capitale europea della gioventù, nella centrale Piazza Vittorio Veneto – sulla riva sinistra del Po, epicentro di movida universitaria lungo i Murazzi, gli ex approdi delle barche – e vi parteciparono settemila persone. Non era un festival di musica elettronica, lo sarebbe diventato dal 2012 in collaborazione con Kappa. Già nel 2012 erano cambiate location (il Parco Dora, come oggi) e ospiti (Carl Cox, come oggi). Negli anni, il Futur Festival ha portato a Torino Adam Beyer e Joseph Capriati, Sven Väth e Paul Kalkbrenner, Charlotte de Witte e Amelie Lens. Dopo due anni di anni di stop causa Covid-19, il KFF è tornato l’anno scorso, con Boris Brejcha e Fisher, quello di Losing It. Voleva festeggiare in gran stile il suo decimo compleanno, e n’è uscita una tre giorni da venerdì 30 giugno a domenica 2 luglio, con oltre cento dj, 36 ore di musica da mezzogiorno alla mezzanotte e cinque palchi: lo Jäger, sponsorizzato Jägermeister, quindi Futur, Voyager, Nova e Kosmo, quest’ultimo con un’installazione dell’artista Marinella Senatore: “Dance first, think later”.

Secondo l’autorevole DJ Mag, il Kappa FuturFestival è il miglior festival dance italiano e il 12° al mondo. Ed è un pezzo di storia architettonica di Torino: in quest’area di 450.000 km quadrati, negli anni Novanta c’erano Fiat e Michelin. Ora ci sei tu, balli la techno tra i piloni delle ferriere, in acciaio e cemento, tra street art (il murale dedicato a Bobby Sands) e campi da calcio e basket. È Torino, pare un po’ Berlino. Dalla lounge, perlustro l’area e salgo sulla terrazza VIP dello Jäger Stage. Sono manco le 17. Dicono ci siano 25.000 persone da 110 nazioni, e che il FutureFestival usi 296 diffusori, 174 casse e 124 subwoofer. Non so se i numeri siano veri, di certo sono verosimili. Dietro di me, un tizio corrompe il barman affinché aumentasse la dose di gin (e riducesse la tonica) nel drink: «Su, amico!». Sono le 18:10. Piove. Penso che al Tomorrowland 2013 Armin van Buuren annunciò la nascita di suo figlio e in quell’istante Poseidone scatenò la tempesta sulla piccola cittadina belga di Boom. Davanti a me ora c’è un ragazzo biondissimo. Indossa una t-shirt con la scritta “MAFIA”. È Julius Niklasson, cura i visual per la SHM. Sistema il pc. Nel frattempo, i Major Lazer hanno finito il loro tempo. Inizia lo show.

Vedo magliette coi three dots, i tre pallini simbolo della Swedish House Mafia. Il KFF di Torino è la loro unica data italiana (dopo Milano in tour l’ottobre scorso, con… Zlatan Ibrahimovic). Axwell, Steve Angello e Sebastian ingrosso si abbracciano, parte il set. È techno, a dispetto della “house” contenuta nel nome, ma fa piacere. In un’ora e mezza che somiglia al set di Miami, all’Ultra Music Festival chiuso dal trio svedese, ma stavolta senza finale mozzato. C’è tutto. Ci sono One e Leave The World Behind, Don’t You Worry Child in mashup con When Heaven Takes You Home. C’è Moth To A Flame con The Weekend, all’appello manca solo Save The World. Negli States, la SHM aveva stupito con un set techno, decisamente più underground che commerciale. Un azzardo. «Ciao Torino, come stai? Piacere, molto piacere» dice Axwell, che lascia gli onori di casa a Sebastian Carmine Ingrosso, cugino di Diodato, che indossa una maglia nera a maniche lunghe, con scudetto e tre stelle. Omaggio alla Juventus, siamo pur sempre a Torino. Il mio primo live della Swedish House Mafia si chiude con un’ID inaspettata, il suono di un violino. Piove, al Kappa FuturFestival. Ed è tutto così magnifico.