La Repubblica

By Ottobre 24, 2015Senza categoria

 

Movement una settimana elettronica
Come da tradizione l’arrivo di “Movement” in città segna la stagione dei festival di musica elettronica, genere al quale Torino sembra essersi particolarmente affezionata. “Movement” si focalizza da sempre sulla musica techno e sulla dance, quest’anno però propone un programma più eterogeneo, portando al Lingotto anche la musica house già ascoltata in sede di Kappa Futur Festival.
Virtualmente l’evento dura una settimana, da stasera al prossimo weekend, anche se le serate sono cinque, compresa la festa di chiusura con location da annunciare.
L’inaugurazione di oggi è in programma all’Audiodrome di Moncalieri ed è l’occasione per festeggiare due compleanni: da un lato i 15 anni dell’etichetta Moon Harbour, fondata dal tedesco Matthias Tanzmann, dall’altro i 104 anni della Superga, storica azienda di scarpe torinese, da tempo partner del festival (ingresso a partire dalle 22, biglietti a 15 euro). Dopo qualche giorno di pausa, Movement torna martedì con un doppio appuntamento: alle 9.30 il workshop al Politecnico “Musica, tecnologie e creatività digitale”, con i fondatori del festival e con alcuni dj, mentre la sera si sposta nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale di via Verdi. “Classical meets Contemporary” vede protagonista gli Elektro Guzzi, trio di musicisti viennesi che utilizzano la classica strumentazione rock per ricreare musica elettronica, la “tipica minimal-techno di Detroit” (inizio alle 21, biglietti a 15 euro). Venerdì 30 è festa all’Audiodrome di Moncalieri con il “Warm Up party” dove suonano i dj Davide Squillace, Kerri Chandler e Lele Sacchi (ingresso dalle 23, biglietti a 15 euro). Il 31, la notte di Halloween, mette in cartellone un cast da brividi: cinque palchi in quel del Lingotto, dalle 18 alle 6 del mattino.
Tantissimi i nomi di livello internazionale, su tutti l’inglese Fitzpatrick, Floorpan e l’italiano Ilario Alicante, ma poi ancora gli americani Derrick May e Derrick Carter, il raffinato team Innervisions, di cui fa parte il tedesco Dixon, i Tale Of Us, tra i migliori “remixer” in circolazione. In chiusura, domenica 1° novembre, l’Happy Sunday Closing Party, con luogo ancora da comunicare ufficialmente. (d.aga.)
 
Le candeline sulla torta sono dieci, i dj provenienti da mezzo mondo non si riescono nemmeno a contare. Movement, il “Torino Music Festival”, compie dieci anni e si appresta a festeggiare con la solita carrellata di artisti che richiamano ragazzi da tutta Italia e non solo. Le coordinate musicali sono quelle di sempre: spazio alla dance, alla techno e quest’anno anche alla musica house.
Maurizio “Juni” Vitale, co-fondatore del festival insieme a Gigi Mazzoleni, racconta quali sono le linee guida di questa decima edizione.
Movement compie dieci anni: come riesce un festival a mantenersi “attraente” per tutto questo tempo?
«Bisogna sicuramente esser vigili sulle novità che propone il mercato. Noi invecchiamo, ma la nostra società rimane giovane: sia la nostra impresa, sia la società che ci circonda. Ci sono tantissimi validi dj in giro per il mondo, la musica elettronica ha mille sfaccettature diverse».
E come riesce un festival a sopravvivere in questi tempi di crisi?
«Movement sopravvive perché, per fortuna, non abbiamo mai ricevuto un euro dalla città di Torino. Movement continua grazie ai soldi dei privati e questa nostra filosofia imprenditoriale ci ha dato gli anticorpi per sopravvivere in momenti del genere: la crisi è stata benefica, ha spazzato via chi ha organizzato eventi per anni solo grazie ai soldi pubblici. E oggi ancora si lamentano nelle sale comunali…».
Movement ha un forte legame con la città di Torino: quali condizioni servono perché questo non si interrompa? Si può dire che Movement oggi sia un festival di caratura mondiale?
«Movement è il “Torino Music Festival”. Punto. Quest’estate è nato anche il Movement Croatia, ma questa è la nostra casa. Siamo grati alla città di Torino per le sue politiche: è una città con un grande patrimonio culturale, che ha saputo accogliere sempre le nostre proposte. Mi piacerebbe dire che Movement sia una potenza di livello mondiale, ma non è ancora così: non siamo ancora ai livelli del Sonar di Barcellona, per fare un esempio. Siamo una bella realtà italiana, questo sì».
Parliamo di musica. I dj in programma sono tantissimi e arrivano da tutto il mondo, qualche consiglio per orientarsi?
«La sera del 31 ottobre mi sento di segnalare l’house stage, dove suona Derrick Carter, di Chicago; poi c’è Dixon, dell’etichetta Innervision, da Berlino, Derrick May, i Tale of Us, o il nostrano Ilario Alicante. Rispetto agli altri anni è un programma musicalmente più trasversale, pur rimanendo nell’ambito della musica elettronica».
Il 27 Movement si sposta alla Cavallerizza per ospitare l’evento “Classical meets Contemporary”: come nasce l’idea?
«Il format non è nuovo al festival, lo è senz’altro la location. Inizialmente doveva essere il Conservatorio, poi è emerso un guasto tecnico e l’Università, insieme con la Regione, si è prontamente attivata per fornirci questa stupenda sala della Cavallerizza, l’Aula Magna: un edificio storico stupendo che non deve essere occupato, ma deve essere fatto rivivere grazie ad eventi del genere, grazie alle iniziative di imprenditori che hanno a cuore le sorti della città».