PolpettaMag

By Novembre 3, 2015Senza categoria

 

MOVEMENT FESTIVAL TORINO – 10 YEARS.

Che non è il solito sabato sera lo si intuisce dalla lunghissima coda di macchine ferme in Via Nizza. Lo so perché ci sono anch’io, in mezzo alla fila, fermo. La direzione è quella per il Lingotto, nella zona sud della città. L’ex industria automobilistica è uno dei luoghi che maggiormente hanno contribuito a plasmare il carattere di Torino come la conosciamo oggi.
L’architettura fredda della struttura, ricca di linee tese, è il luogo perfetto per accogliere il Movement Torino Music Festival, che quest’anno compie 10 anni e si presenta al pubblico con bouquet di artisti ricchissimo e molto variegato. L’enorme spazio del Lingotto viene diviso in 5 stage: Kappa, Movement, Detroit, House e Yellow.

Mi presento ai cancelli davvero presto con l’idea (e l’obiettivo) di riuscire ad ascoltare il maggior numero di artisti. Non c’è ancora coda e riesco ad entrare subito. Come prima cosa faccio un giro veloce tra i vari stages, così da vedere dove sono e riuscire a muovermi più velocemente dopo. Il più carino tra tutti è l’House Stage, dentro ad una sala verniciata in rosso che mi ha ricordato un piccolo sottomarino. Finisco il giro nel Movement Stage in contemporanea con l’inizio del set di Carola Pisaturo. Non la conosco benissimo come artista e quindi me la ascolto un po’ sfruttando la sala semi-deserta. Un set davvero cattivo con cassa potentissima dal primo minuto. Mi sposto poi nel Kappa Stage per ascoltarmi il set di Nina Kravitz che super gasata entra sul palco saltando ed inizia subito a far faville. Anche lei imposta un set davvero cattivo, con la cassa a dettare legge, ma il momento migliore è stato quando la sala si è riempita con le note di Age of Love,  un momento remember che incorona la dj regina indiscussa dello stage.

Dopo mezz’oretta abbandono Nina e mi sposto di corsa perché non voglio assolutamente perdermi Marshall Jefferson nell’House Stage. Con lui l’esperienza di anni passati dietro alla consolle si sente tutta, infatti butta su un set davvero molto bello e coinvolgente, pieno di ritmo e sonorità ricercate. Nella stessa sala riesco a vedere il cambio con Derrick Carter. Nonostante il tempo mi sia tiranno riesco a godermi una mezz’oretta del suo set, bellissimo. Infusioni jazz e ritmi sincopati mi fanno abbandonare la sala con un po’ di tristezza, ma al main stage non voglio assolutamente perdermi Mathew Jonson vs. Minilogue. Riesco ad ascoltare il set dall’inizio. Penso sia uno dei migliori live che ho visto negli ultimi mesi. Davvero tostissimi, incontenibili. Una performance veramente grintosa, con una cassa che letteralmente ti spettinava contrapposta ad un synth leggero e melodico che creava un contrasto bellissimo. Finito il loro live sono gasatissimo. Con calma mi sposto nella Yellow Room. Vedo gli ultimi minuti di Dixon nella sala affollatissima e caldissima. Non era nei miei piani sentirlo, ma ci salutiamo sulle note di Hold On di SBTRKT con un caloroso applauso di sottofondo.