La Stampa – “La techno è cultura e impresa insieme. In Italia non è considerata patrimonio”

By 4 Novembre, 2020Press

Il nome è una bomba. Infatti il marchio è stato registrato. “Politechno” è la cosa del giorno per Movement Culture, la costola educational del festival torinese bloccato dal Covid-19. Una kermesse di massa impossibile da proporre al pubblico in questo periodo, me che valorizza la propria indole di ricerca.

Oggi Enrico Sangiuliano, premiato nel 2019 a Ibiza con l’award di settore come top producer del globo, tiene il suo workshop agli studenti del corso di laurea in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione del Politecnico di Torino. La techno come cultura, il fare impresa con l’intrattenimento: questa la scommessa. «Purtroppo in Italia non siamo ancora riusciti a spiegare fino in fondo quanto l’intrattenimento sia cultura e impresa, in realtà è un settore rilevante dell’economia. Ciò detto, ai ragazzi spiegherò quanto vale la nostra musica in termini di comunicazione non verbale. Ho 34 anni, sono di Reggio Emilia, arrivo dal circuito dei rave, erano performance obiettivamente illegali ma mi hanno indirizzato verso una prospettiva di sound design che mi è utile ancora adesso».

Tempi duri, questi, per una galassia che ha nel rapporto fisico un motivo di vita. Sangiuliano non cerca scappatoie: «La nostra è musica che ti arriva nello stomaco, nella cassa toracica, non possiamo illuderci di creare lo stesso feeling con qualche dj set in streaming, non esiste. Dobbiamo aspettare di poterci riprendere i nostri spazi, e intanto sfruttare questo periodo di isolamento per creare, tirare giù tracce, alzare l’asticella della ricerca. Il tempo per lavorare in studio certo non manca e usciranno tante produzioni forti».

Anche a Torino, una città che dice sempre la sua in questo ambito: «Snodo fondamentale, non c’è dubbio. Movement e Kappa Futur sono bandiere dell’Italia sul mappamondo di questa scena, e rispetto ad altri festival europei hanno il valore aggiunto del fare cultura. Contribuiscono in modo decisivo a far passare il messaggio che porto oggi al Politecnico: la musica elettronica non può esser ricondotta al puro divertimento o, peggio, allo sballo. È interazione tra le persone, un patrimonio».

Di Paolo Ferrari

 

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