La Repubblica – Juni Vitale, manager: “Qualità e impresa, così l’Audiodrome è diventato modello di svago intelligente”

By gennaio 6, 2019Press

Si è aperta ieri sera, con lo show del dj e producer Sam Paganini, la stagione 2019 dell’Audiodrome Live Club. Il primo di una serie di appuntamenti che nei prossimi mesi porterà nel locale di Moncalieri artisti del calibro di Bart Skils, Luca Agnelli, Pirupa, Santé, Rødhåd, Butch e Luciano, solo per citarne alcuni. Una programmazione ambiziosa e di livello a conferma della crescita di una realtà, sorta sulle ceneri dello storico live club di Moncalieri, che in soli tre anni si è affermata come un punto di riferimento per quanto riguarda la musica elettronica. A ridargli vita è stato Maurizio “Juni” Vitale, papà del Movement e del Kappa FuturFestival, che a fine 2015 ha rilevato lo spazio industriale di strada Mongina. “Avevamo bisogno di una casa dove esprimerci – racconta – un laboratorio per sperimentare tecnologie e serate e promuovere un’attività di clubbing moderna all’insegna dell’intrattenimento intelligente”.

Cosa intende per intrattenimento intelligente?

“L’intrattenimento c’è sempre stato e sempre ci sarà. Allora tanto vale provare a farlo bene. Servono responsabilità, metodo e gestione. E un ambiente dove si può trasgredire ma con la consapevolezza di sé stessi e il rispetto del prossimo e della location. Proporre un intrattenimento intelligente vuol dire anche riqualificare e prendersi cura di un pezzo di territorio come abbiamo fatto rilanciando Audiodrome. E la musica promuove l’integrazione come avviene da anni al Kappa e al Movement. L’Europa si fa nei festival, non mi stanco di dirlo.”

Più di 40 mila presenze nel 2018 per Audiodrome, 45 mila al Kappa FuturFestival e 35 mila al Movement. Mentre tante realtà sono in difficoltà, le sue creature sembrano godere di ottima salute. Qual è il segreto?

La cultura d’impresa. Solo così si può sopravvivere e consolidarsi. Troppo spesso ci si concentra sui grandi nomi e ci si dimentica di tutto quello che è un impresa. Certo, la programmazione è importante, ma servono visione, attenzione agli aspetti normativi e istituzionali e un’integrazione forte al tessuto produttivo del territorio. Solo nel 2018 Audiodrome ha portato 5 milioni di ricaduta economica sul territorio.”

Un’isola felice?

Purtroppo sul panorama nazionale sono tutti in crisi. Audiodrome in questi anni è cresciuto fino a diventare uno dei club più importanti d’Italia, un modello a livello di gestione e di economia. Ma non vuol dire che non facciamo fatica anche noi”.

Come si esce da questa crisi?

Credo che vada fatto un salto culturale per superare l’associazionismo e stimolare le imprese culturali. Oggi non ce ne sono e gli imprenditori spesso sono considerati alla stregua di delinquenti. È una questione culturale. Bisogna incentivare l’impresa perché è l’unica forma che può generare ricchezza e redistribuirla sul territorio.

Le risorse però scarseggiano. Allora come si stimolano le imprese culturali?

Noi siamo sempre andati avanti senza finanziamenti. Chi ha sempre vissuto di sovvenzioni invece, quando finiscono i soldi si spegne. Allora a cosa è servito finanziarli? Il sostegno dev’essere prima di tutto culturale, perché un imprenditore che ha dietro di sé le istituzioni è più solido. Poi c’è bisogno di promozione e supporto in termini di strumenti messi a disposizione, come la mobilità che è un tema straordinariamente importante.

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